Risale all'anno 1362 la concessione fatta dal capitolo Lateranense, in favore della confraternita di Sant'Angelo, di
erigere una chiesa e un ospizio. Il fronte principale della chiesa èimpreziosito da una loggetta, del 1560, con colonne di ordine tuscanico
innalzate su piedistalli quadrangolari e realizzata in pietra serena. L'artefice fu "M.ro Giambattista di M.ro Angelo scarpellino" identificabile con il valente lapicida cagliese Giambattista
Finale, ma nulla è dato sapere circa il disegno che l'abile artefice ebbe a seguire. Sopra il portale centinato dell'ingresso sono a bassorilievo, l'arcangelo Michele che sconfigge il drago e le chiavi poste
a decusse con la tiara papale che indicano la sottoposizione al capitolo di San Giovanni in Laterano.L'oratorio si presenta ad aula unica sormontato da una volta a botte lunettata. Domina la
parete di fondo il grande altare con elaborato ornato ligneo laccato e dorato, composto da due possenti colonne salomoniche. Al centro è il Noli me tangere, il più importante lavoro di Timoteo Viti, allievo
del Francia, insieme all'Annunciata tra i Santi Giovanni Battista e Sebastiano realizzata per il mausoleo dei duchi d'Urbino. L'opera cagliese è firmata "THIMOTHEI D. VITE VRBINAT. OPVS. A proposito del
dipinto cagliese il Pungileoni lo definiva "per lo stile e pel colorito raffaellesco [É] uno de' più mirabili prodotti dell'arte". Per venire incontro all'esigenze dei confratelli il Viti escogita
una sorta di grande trittico, dove le cornici che separano le tavole si dissolvono per lasciare spazio a un'arco in rovina che separa la scena narrativa (il Noli me tangere) dalle due immagini devozionali.
Centro di tutta la composizione èil vasetto d'unguenti portato dalla Maddalena che ricopre un grande valore simbolico, poichè il suo mancato utilizzo allude proprio alla resurrezione del Cristo. Il paesaggio
minuziosamente descritto presenta, il Golgota, e l'episodio della Maddalena presso il sepolcro, e una tipica città del quattrocento che allude alla Gerusalemme celeste. Al di qua degli elementi
architettonici è sulla destra Sant'Antonio abate secondo l'iconografia classica (il bastone a forma di Tau e il maialino), dall'altra parte compare invece il San Michele arcangelo elegantemente agghindato.
L'arcangelo dell'Apocalisse schiaccia a terra Lucifero che, invano, solleva un roncone volgendo lo sguardo atterrito verso il pellegrino. L'opera viene datata al 1512-13, dunque al periodo antecedente la
collaborazione romana del Viti con Raffaello nella cappella Chigi a Santa Maria della Pace. Lungo le pareti sono San Carlo Borromeo di fronte al quale è la statua in cartapesta dell'Immacolata Concezione
eseguita nel 1763 da un artista napoletano. Entro cornici in stucco, vistosamente allargati, sono infine Sant'Andrea, San Paolo, San Bartolomeo e San Pietro. Nella cantoria è, infine l'organo, settecentesco.
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