La costruzione della Cattedrale, avviata nel 1292 a seguito della traslazione della città del 1289, divenne ben presto
motivo di accesa contesa tra il Comune e la Chiesa locale. Pomo della discordia fu il sito assegnato. All'opera d'edificazione presero parte anche don Matteo, monaco
dell'eremo di Fonte Avellana, e mastro Bonino o Ugolino Lombardo da Como. Nel 1374 i lavori però non erano ancora terminati, tanto che i canonici rivolgevano una supplica al
Comune al fine di richiamarlo agli impegni finanziari a suo tempo assunti. Questa seconda Cattedrale cagliese, costruita a tre navate, fu demolita nel 1646 per far spazio all'attuale. Per
ospitare la mole dell'odierna Cattedrale fu ruotato l'altare maggiore di 90 gradi, abbandonando il precedente orientamento a levante e chiudendo l'accesso di ponente
adorno del portale gotico quattrocentesco. Nel Seicento ebbe a svolgere un ruolo di rilievo il nobile cagliese Giambattista Benamanti che secondo taluno avrebbe commissionato in Roma il progetto del nuovo
Duomo. Al Benamati va affiancata la figura del frate agostiniano Giambattista Gaggia o Gaggi da Fano che viene definito "muratore e Capo Mastro della Congregazione sopra
la fabrica del Duomo di Cagli ". La chiesa, i cui lavori durarono circa un secolo, veniva consacrata solennemente il 10 ottobre 1677. Su disegni di Pietro Giacomo Patriarca
(del quale èanche la facciata della chiesa di Santa Brigida in piazza Farnese a Roma) emendati dall'architetto Anton Francesco Berardi il cupolone veniva compiuto nel 1707.
Dopo averlo lastricato in piombo, nel 1719 si completavano le decorazioni interne. Pochi decenni sarebbero trascorsi dal termine dei lavori quando il 3 giungo del 1781 un violento terremoto deturpò
la Cattedrale. Crollo, infatti, il cupolone e con esso caddero le volte del transetto, del presbiterio e parte della navata centrale. Su consiglio dell'architetto di corte Giovanni
Antinori la cupola non venne ricostruita e al suo posto fu innalzato l'odierno catino. Dopo i consistenti lavori di ristrutturazione la Cattedrale veniva riaperta al culto nel
1792. Il Duomo cagliese fu elevato alla dignità di Basilica da papa Giovanni Paolo II nel 1982.
La slanciata facciata incompleta presenta monofore tamponate e tracce di lesene della fiancata del precedente Duomo medioevale. I due portali lapidei, di cui uno con
timpano rettilineo datato 1842, furono progettati da Michelangelo Boni allievo del Valadier. Il basso e poderoso campanile reca un'edicola ottagonale in mattoni costruita su
disegno datato 1790 di Giovanni Antinori, l'architetto della corte pontificia che in Lisbona aveva già realizzato anche il palazzo Reale. Del vecchio Duomo è sul fianco sinistro l'elaborato portale
gotico del 1424, opera di mastro Antonio di Cristoforo da Cagli. Nella lunetta è una pittura seicentesca ad olio, poco leggibile, raffigurante la Madonna in trono col Bambino, San
Michele Arcangelo e San Geronzio fatta "dipingere da Lodovico Viviani da Urbino", allievo del Barocci e fratello del più noto Antonio.Con i suoi 54 m di lunghezza il Duomo di
Cagli, d'impianto basilicale a tre navate, può essere annoverato tra le grandi cattedrali marchigiane. I rimaneggiamenti che hanno fatto seguito al terremoto del
1781 non hanno inciso sotto il profilo delle decorazioni in stucco che i fratelli Giovanni e Passardro Passardri da Lugano realizzarono durante l'episcopato di mons. Catellani
(1686-1694).Gli altari marmorei, eseguiti nel Sei e Settecento, vanno ricondotti alla mano di "Giosefatte da Cingoli" e Traiano Ascani da Sant'Ippolito e soprattutto
all'abilità di Francesco e Giovanni Fabbri ugualmente di Sant'Ippolito. Navata laterale destra: In capo alla navata è il marmoreo monumento funebre a
Sante Mochi di "Checchino" Benni, lapicida cagliese che ebbe a collaborare con Sacconi alla realizzazione del Vittoriano in Roma. La prima cappella, partendo dal
monumento Mochi, ospita la monumentale statua di fine Settecento di San Pietro in stucco con effetti bronzei, benedetta nel 1792. Nell'altare della secondo cappella è la
Morte di Sant'Andrea Avellino datata 1758 e firmata Gaetano Lapis. Vi è raffigurato il santo colpito da apoplessia mentre si appresta a celebrare messa. Al pittore cagliese
Lapis si attribuivano impropriamente anche le tre piccole tele poste nel timpano e nei riquadri ai lati dell'altare raffiguranti l'Angelo custode, L'Arcangelo Raffaele e Tobia, e
San Michele Arcangelo. Trattasi invece di opere di due differenti artisti (superiore è la qualità nel secondo dipinto) che sono genericamente ispirati da modelli seicenteschi
(Guercino e Reni). Nell'altare della terza cappella è la pala commissionata nel 1720 al caposcuola Sebastiano Conca, notevole allievo del Solimena e maestro del Lapis,
raffigurante La Madonna col Bambino appare a Santa Teresa. L'altare del Crocifisso, della cappella successiva, chiuso da sportelli dipinti con i simboli della passione,
proviene dall'antico Duomo. Il Crocifisso ligneo a grandezza naturale fino al 1579 era posto sull'altare maggiore. Nell'ultima cappella della navata l'altare ospita una pala
settecentesca raffigurante Sant'Emidio che indica la città di Cagli dipinta in basso a sinistra, e che fu qui posta provvisoriamente nel 1891 in sostituzione della Visitazione di Lorenzo Pasinelli da Bologna.
Transetto e abside Nel braccio destro è l'altare di notevole vivacità coloristica realizzato nel 1756 su commissione del Comune di Cagli la
cui insegna campeggia intarsiata negli stilobati delle colonne. Il disegno sul quale ebbe ad operare il lapicida Giovanni Fabbri, è dell'architetto Gianfrancesco Buonamici
da Rimini, mentre le statue in stucco della Fede e della Carità poste nel timpano sono dello scultore bolognese Carlo Sarti. La grande pala de I Santi protettori fu eseguita su
incarico comunale nel 1704 dal pittore romano Luigi Garzi che, allievo di Andrea Sacchi, era ai suoi tempi "applauditissimo " a Roma e a Napoli. Al centro vi
èrappresentato genuflesso San Geronzio con a lato il suo emblema costituito da un'oca qui graziosamente stretta da un angioletto. Seguono, in senso antiorario, San Martino
vescovo, l'Arcangelo Michele, la Madonna col Bambino, San Giovanni Battista e San Gaetano da Thiene. A lato dell'altare è l'organo firmato "N. Morettini Perus" e datato
1889. Si tratta di un'opera di quel Nicola Morettini che solo tre anni prima aveva realizzato per la basilica di San Giovanni in Laterano il primo organo "riformato" d'Italia.
Nell'abside è il grande ornato marmoreo del 1805 con raggiera dorata al centro della quale campeggia il frammento d'affresco d'inizio '400 raffigurante la Madonna
delle Grazie dagli originali occhi verdi. Sotto il pontificato di Pio VI (1775-1799) e per suo interessamento il pittore Fabieni da Fano dipingeva a chiaroscuro nell'abside I
quattro Evangelisti racchiusi in grandi nicchie, nonchè a tempera Gli apostoli al sepolcro della Vergine. Nei pennacchi del catino della crociera sono invece i quattro maggiori
protettori della diocesi di Cagli: San Michele Arcangelo (immediatamente sopra la cattedra di Ezio Paioncini, cui seguono in senso antiorario) San Giovanni Battista, San
Martino vescovo e San Geronzio. Al centro del catino della crociera èpoi l'Assunta, titolare della chiesa. Sotto la mensa dell'altare maggiore, ricostruito in marmo nel 1801, èposto
dal 1711 il corpo del martire San Vittore in abiti da soldato, dono del cardinale protettore Gaspare di Carpegna. Dell'ampio coro ligneo in noce si conserva il progetto, opera
di un architetto romano, eseguito sotto l'episcopato di Castracano Castracane (1660-1669). Il lavoro realizzato in gran parte da "Mastro Carlo da Fossombrone intagliatore,
Mastro Bonaventura Monti Falegname d'Urbania" durante l'episcopato di mons. Catellani (1686-1694) fu portato a compimento nel 1722. Nel braccio sinistro del transetto è un
altare in polveri di marmo datato 1791 (e firmato Serafino Rosetti) con le statue della Speranza e della Fortezza. Anticamente in marmo, fino al terremoto del 1781,
apparteneva ai Medici di Firenze quali eredi dei duchi d'Urbino. La pala, che reca consistenti lacune, raffigurante la Madonna col Bambino, San Pietro e San Giovanni Battista
venne dipinta nel 1695 dal "Cavaliere Rosini da Siena" su commissione del card. Francesco Maria de' Medici. Secondo taluni l'opera è da ricondurre, più propriamente, alla mano di
uno dei Nasini da Siena. Cappella del Santissimo Sacramento. La cappella, realizzata nel 1744 su disegni di Anton Francesco Berardi che in Gubbio lavora al fianco di Carlo
Murena, valente collaboratore del Vanvitelli, risultava decorata, fino al 1770, dagli stucchi dell'eugubino Stefano Notari. Alle pareti la Comunione degli Apostoli e la Caduta
della manna sono inconfondibili opere di Gaetano Lapis eseguite in Roma tra il 1754 e il 1756. Nella cappella sono pure collocati gli ovali settecenteschi raffiguranti I quattro
Evangelisti d'autore ignoto.Navata laterale sinistra Nel 1¡ altare, giungendo dal transetto, della Santa Casa di Loreto è un'Annunciazione dai colori quasi perlacei, la cui elevata
qualità pittorica la fa attribuire alla Bottega del Barocci. Copia della celebre pala di Federico Barocci eseguita per il Santuario lauretano e ora nella Pinacoteca Vaticana, mostra
al di là della finestra aperta il tipico paesaggio urbinate avvolto da una fredda luce lunare. Nel timpano è un Padre Eterno opera immatura di "Gaetano Lapis allora giovanetto".
La tela successiva raffigurante l'Assunzione di Maria fu eseguita, secondo il Maestrini, per adornare provvisoriamente l'abside dopo il terremoto del
1781.Nell'altare della Concezione, della cappella seguente, è il frammento d'affresco cinquecentesco dell'Immacolata Concezione proveniente dal vecchio Duomo, e attribuito a
Giuliano Persciutti da Fano. Nel timpano è il seicentesco Padre Eterno del pittore cagliese Giambattista Gambarini.Segue l'altare con pala seicentesca raffigurante il
vescovo San Liborio eseguita da Giulio Cesare Begni da Pesaro giudicato dal Macci, suo contemporaneo, pittore "d'egregio valore". Il fonte battesimale è sormontato da un
sontuoso baldacchino ligneo dorato, in foggia di ampio drappeggio che scende da una cornice mistilinea, recante l'olio su tela del Battesimo di Cristo. Sopra la porta minore
è il grande stendardo, un tempo impiegato per la processione del Corpus Domini, rappresentante da un lato il Cristo risorto e dall'altro l'Agnus Dei.
Nell'Aula Capitolare (aperta solo su richiesta) è la seicentesca Madonna col Bambino attribuita fin dall'Ottocento a Giovan Battista Salvi (1609-1685) detto il
Sassoferrato. Lungo le pareti dell'aula sono alcuni ritratti dei vescovi cagliesi. Il primo, in alto a destra, è quello postumo di Greciano (IV secolo) mentre l'ultimo, opera di Arturo
Gatti, attiene a mons. Raffaele Campelli insediatosi in Cagli nel 1939. Del Gatti, pittore cagliese di adozione, è pure la Madonna delle Grazie firmata e datata 1954. L'artista è noto
soprattutto per il grande ciclo pittorico della Cappella dei Polacchi del Santuario di Loreto.Nella prima sagrestia, che si attraversa per giungere alla citata aula, sono taluni
interessanti dipinti. Nella parete di fondo è l'Assunta con San Michele Arcangelo e San Geronzio che nel 1579 fu posta nell'altare maggiore del vecchio Duomo. Vi sono
inoltre alle pareti la Chiamata di Sant'Andrea copia da Federico Barocci, San Luigi Gonzaga di Sebastiano Conca, la cinquecentesca Madonna col Bambino e l'Annunciazione,
quest'ultima da annoverarsi tra le opere giovanili del pittore Giovan Giacomo Pandolfi (1575 - dopo il 1636). ^top |