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[ CHIESA DI SANTA CHIARA ]

 

Nel borgo della città di Cagli fin dal 1283 risultava eretto un convento delle clarisse. Al monastero di Santa Chiara fanno riferimento, a partire dal 1314, vari documenti. Nel 1574, il visitatore apostolico mons. Ragazzoni rilevava che la vita regolare condotta dalle 34 monache era edificante. Durante il periodo napoleonico le religiose furono espulse e il monastero impiegato per ospitare 1500 soldati. Più tardi con i Savoia il monastero fu demaniato.Alla chiesa si accede attraverso un imponente portale barocco in pietra serena nel cui timpano, tra ampie volute, è uno degli attributi di Santa Chiara: l'ostensorio. Il fronte principale reca, a coronamento, un robusto cornicione lapideo a cassettoni. Di squisita impostazione barocca, il campanile è concluso da un caratteristico cupolino a cipolla. L'interno ad aula unica con volta a botte presenta un possente altare maggiore in marmi policromi con colonne binate consacrato nel 1713. Nel timpano sono le statue a grandezza naturale della Fede e della Speranza. La pala della Madonna in gloria col Bambino, Santa Chiara e i Santi Francesco e Antonio da Padova venne realizzata da Giovanni Conca nell'anno 1739. Al centro del pavimento del presbiterio, impreziosito da una tarsia marmorea a disegni geometrici, compare lo stemma francescano. Nello spazio presbiterale, adorna di una cornice con raggiera e putti, è l'immagine della Madonna del Ponte opera di Giannandrea Lazzarini (1710-1801) da Pesaro, proveniente dall'altare maggiore della distrutta chiesetta di ponte Mallio.Nel grande riquadro della volta, l'affresco del Lapis (1706-1773) rappresenta la Gloria di Santa Chiara, ove la santa viene presentata da San Francesco. Lo schema utilizzato è alquanto simile a quello impiegato da Sebastiano Conca (alla cui bottega operava il Lapis) per l'affresco realizzato tra il 1721 e il 1724 per la chiesa romana di Santa Cecilia. Del Lapis sono pure i sei dipinti disposti lungo le pareti della chiesa ove sono raffigurate (iniziando da sin.) Santa Barbara, Sant'Orsola, Santa Cecilia, Sant'Agnese, Santa Margherita e Sant'Apollonia. Nei due altari laterali, con ornati marmorei, sono un'Annunciazione seicentesca con l'Arcangelo che ricorda taluni modi del Guerrieri mentre la Vergine rimanda al Cialdieri, e un'opera di Lucio Dolci da Casteldurante firmata e datata 1572. La pala del Dolci raffigurante la Natività di Maria s'inserisce nel fenomeno artistico definito "manierismo metaurense". Sulle mense degli altari sono il busto reliquiario ligneo cinquecentesco di Santa Vittoria proveniente dalla chiesetta di ponte Mallio e un reliquiario ligneo dorato con reliquia di Sant'Anna.La cantoria lignea poggiante su quattro mensoloni sagomati sovrasta imponente l'accesso principale. La grata bombata centrale reca fiori dischiusi che in quelle laterali si alternano ai fiori rotondi in bocciolo a quattro petali.Dal presbiterio si accede all'ampio vano con volta a botte del coro inferiore delle clarisse. Qui, a parte la modesta pala dell'altare della Madonna del Rosario e Santi, sono tre copie delle distrutte pitture che Sebastiano Conca agli inizi della sua carriera (1704-1706) esegue per la Cappella della Pietà del monastero di Montecassino. Fedele èla grande copia cagliese della Deposizione, mentre i due dipinti incorniciati di Gesùcomunicato nell'orto e di Gesù flagellato alla colonna si differenziano dai bozzetti originali per un maggiore sviluppo orizzontale.

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