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[ CHIESA DI SAN DOMENICO ]

 

 

Rimane sconosciuta la data di costruzione della chiesa anche se taluni suppongono che ciò sia avvenuto in concomitanza con la traslazione della città del 1289. In un documento del 1337 si fa accenno alla chiesa di San Giovanni Battista (l'odierna San Domenico) che si stava edificando. In ulteriori documenti, fino al 1405, sono citati i Celestini della chiesa di San Giovanni. Nel corso del '400, tuttavia, ai Celestini subentravano i Domenicani già presenti in città fin dal 1380. I Predicatori  nel 1471, infatti, vendevano una casa per la ristrutturazione del loro convento annesso alla chiesa di San Giovanni Battista. La realizzazione dell'abside che risale al 1655, anno in cui venne benedetta la prima pietra, è dovuta all'intervento di fra Michelangelo Nanni il quale reperì vari contributi in Roma. Il frate cagliese, morto in concetto di santità nel 1671 e sepolto nella cripta, tra il 1654 e il 1658 aveva fatto innalzare il campanile sotto la soprintendenza di Giambattista Benamati. Dopo l'Unità d'Italia il convento e la chiesa, con tutti i beni annessi, vennero confiscati e i frati espulsi. La struttura conventuale dell'inizio del Seicento, che nel Novecento fu adibita a caserma dei Carabinieri, subì lesioni profonde causate dalle cariche di esplosivo fatte brillare dai partigiani durante la seconda guerra mondiale.Nella costruzione del tempio i frati celestini devono aver preso come modello la vicina e più antica chiesa di San Francesco. Anche qui, dunque, i fianchi sono  corsi da lesene e monofore dal fastigio trilobato L'abside, essendo di molto posteriore, si differenzia rispetto al resto della chiesa anche per quanto attiene il cornicione fittile. Lo slanciato campanile, al di sopra dei fornici della cella campanaria, reca una fascia lapidea con incisa la scritta "[C]HRISTVS VINCIT / CHR[IST]VS REGNAT / CHRISTVS / C[HRI]STVS [IMPER]AT".Il portale del fronte principale datato 1483, realizzato in materiale litico di due tonalità, ha lesene finemente intagliate e scanalate. Al centro dell'architrave entro una ghirlanda di cardi, tra nastri a bassorilievo, lo stemma scalpellato era forse quello del committente Luca Preziosi. L'interno della chiesa si presenta con una vasta aula a navata unica con copertura a doppia falda e capriate a vista. Nel primo altare sin. è il Miracolo di Soriano di scuola napoletana della prima metà del Seicento. La predella dell'altare costituita da uno sportello ligneo dipinto con un paesaggio, cela la copia dipinta della Sacra Sindone posta entro una cornice retta da putti a bassorilievo.  A lato di questo altare èil monumento funebre, datato 1481, che Pietro Tiranni fece erigere in onore della moglie Battista. Il potente Pietro, in tale stima presso i duchi d'Urbino d'avere in cura l'erede designato Francesco Maria I della Rovere durante l'invasione del ducato del 1502, commissionò a Giovanni Santi (padre di Raffaello Sanzio) l'esecuzione dell'affresco, con accenti fiamminghi, raffigurante il Cristo nel sarcofago fra San Gerolamo e San Bonaventura. Il secondo altare sin. è la nota Cappella Tiranni la cui decorazione venne nuovamente affidata a Giovanni Santi e che Pungileoni considerava "il suo capo lavoro". Tutta la concezione dell'altare, elegante ed armoniosa, si direbbe opera del Santi eseguita tradizionalmente nei primi anni '90 (il Santi muore nel 1494). Nei due tondi dei pennacchi dell'arco èl'Annunciazione. Nella parete di fondo sono, poi, la Sacra Conversazione e la Resurrezione di Cristo. Alla sin. del visitatore è San Pietro che mostra le chiavi, affiancato da San Francesco. Vi è poi un angelo dall'espressione vivace che volge lo sguardo verso il visitatore, tradizionalmente ritenuto il ritratto di Raffaello all'età di nove anni. Al centro è la Vergine e il Bambino dritto sulle ginocchia che risentono dell'influsso del Perugino. Vi sono, infine, San Tommaso d'Aquino e San Giovanni Battista il cui volto sarebbe l'autoritratto del Pittore. Sul pavimento le ampolle alludono al sacrificio del Cristo mentre la fiamma della candela sta a indicare la possibilità, attraverso la fede, della vita ultraterrena che, nella lunetta, è testimoniata dal Cristo Risorto davanti al sepolcro dischiuso. Infine nel sottarco è il Cristo benedicente.Il terzo altare sin., recante stemmi rovereschi, presenta la statua novecentesca della Madonna del Rosario. Tutt'intorno alla nicchia sono i Misteri del Rosario. Serie di quindici  piccoli dipinti non molto rifiniti, tanto da sembrare dei bozzetti, di differenti artisti con evidenti citazioni dal Barocci. Nell'ovale del timpano l'Incoronazione della Vergine richiama opere del Cialdieri. A lato dell'altare èun frammento d'affresco dell'antica decorazione medioevale della chiesa, occultato dall'intonaco del 1576. Le pareti attualmente sono decorate con una finta prospettiva datata 1845. Nel presbiterio a lato dell'altare maggiore sono, entro cornici in stucco, la Madonna in trono col Bambino e i Santi Antonino e Leonardo, opera della fine del Cinquecento con accenti manieristici e fiamminghi nel paesaggio, nonchè  l'Annunciazione dipinta su due sportelli. Al centro dell'abside è una pala baroccesca  del XVII secolo raffigurante la Visione di San Giacinto.  Alle pareti sono i due quadri di Santa Rosa da Lima e di San Pio V, quest'ultimo canonizzato nel 1712.Il terzo altare d. ha una pala seicentesca raffigurante il Salvator Mundi con San Vincenzo Ferreri e Santi, tra i quali è stato aggiunto San Pio V. Nel 2o altare d. è la settecentesca pala di Cristo mostra a Santa Caterina da Siena il costato ove sono evidenti le citazioni all'opera del Lapis fatta dall'ignoto autore. Entro la nicchia posta tra i due altari è l'Annunciazione scoperta, da sotto lo strato d'intonaco nel 1837. L'affresco cinquecentesco per taluni richiami alle opere del Signorelli è stato attribuito a Girolamo Genga, anche se recentemente, riprendendo l'indicazione del Berenson, è stata avanzata l'ipotesi che gli autori siano Timoteo Viti, per quanto attiene la scena dell'annuncio, e Giuliano Persciutti limitatamente al Padre Eterno della lunetta.Nel 1o altare d. è la Presentazione al Tempio che lo stesso autore, Gaetano Lapis, replica nel 1764 per la chiesa di San Filippo a Spoleto.Nella cantoria compare l'organo datato 1853 e firmato "Carlo Carletti fabrianese".Nell'ampia cripta (scala a lato della Cappella Tiranni) con volte a crociera poggianti su sette pilastri quadrangolari, è un ciclo d'affreschi di Antonio Viviani, detto il Sordo, raffiguranti l'Annunciazione, la Visitazione, la Natività e la Circoncisione. I restauri in corso dovrebbero scoprire un'ulteriore scena.

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