L'edificazione della chiesa avviata nel 1234 extra-muros, quasi a ridosso della consolare Flaminia, era portata a
compimento entro il 1240. Tra gli addetti alle murature figura il nome di Mastro Simone da taluni indicato quale Lombardo.Il possente quanto elegante portale in marmi
policromi del 1348, con arco frontale a tutto sesto rimarcato da una ghiera, presenta nella strombatura pilastri quadrangolari alternati a colonne tortili e
lanceolate. Gli stipiti sono sormontati da capitelli a mensola, decorati con una filettatura di piccole foglie d'acanto, mentre l'architrave è composto da segmenti di
pietra dentati uniti ad incastro. Nella lunetta il deperito affresco trecentesco raffigurante una "Madonna del Soccorso, dell'allegrezza e degli agnelli, con i Santi
Francesco e Battista" è attribuito a Guido Palmerucci. I fianchi, rinforzati da lesene a scansione, presentano allungate monofore con profonde svasature e il fastigio
trilobato. L'abside poligonale, con le sue cinque alte lesene che terminano con elevati archi a tutto sesto, risulta dominata dallo slanciato campanile dell'altezza di
40 m la cui guglia in cotto ne misura 12.La chiesa è indicata da Lombardi "come emblema del gotico medioappenninico". Il vasto interno ad aula unica e
tetto a doppia falda precorre le statuizioni francescane approvate a Narbonne nel 1260.Al centro del coro era posto il prezioso polittico, firmato e datato 1465, di
Niccolò di Liberatore noto come Niccolò Alunno. Durante il periodo napoleonico la chiesa fu posta duramente a sacco così che la tempera su tavola dal 1811 si trova
nella Pinacoteca di Brera sotto il nome di Polittico di Cagli. Il tempio internamente subisce una serie di deturpazioni a partire dalla scialbatura e imbiancatura
del 1579 con le quali si occultano i vari cicli d'affreschi di cui riemergono tracce nella controfacciata costituite dalla Madonna in trono col Bambino e Santo eremita del
XIV secolo e Santa Caterina. Spezzato il gioco di luci interno mediante la chiusura e modifica delle monofore, le maggiori trasformazioni si accentrano sull'esagonale
abside gotica affrescata occultata dall'odierno più basso catino semiellittico.Ai lati del 1o altare d. sono due frammenti d'affreschi attribuiti all'Antonio Alberti da
Ferrara. Le due opere, probabilmente anteriori al 1438, raffigurano a sin. il miracolo di Rimini: la mula affamata si piega riverente dinanzi all'ostia consacrata elevata da
Sant'Antonio da Padova, rifiutando l'avena che l'incredulo giovane le porge. Nell'altro affresco Sant'Antonio, benedicendo, riattacca la gamba che un giovane si era tagliata per punizione avendo insultato
con un calcio la propria madre, che compare quale figura orante al centro della piccola folla. Sotto quest'ultimo affresco è una pietra tombale con putti a bassorilievo della seconda metà del Quattrocento.
L'antica pala dell'altare di Simone Cantarini fu asportata dai napoleonici, al suo posto è un'opera della prima metà del Seicento dello Schaychis raffigurante il
miracolo della neve. Nella nicchia del 1838, che la pala citata copre scorrendo su due binari, è la statua di Sant'Antonio da Padova con Gesù, citata in un
documento del 1794. Nel 2o altare d., con ornato lapideo datato 1598 e firmato mastro Taddeo Bonaventura di Città di Castello, era un olio su tela di
Federico Barocci oggi al Pio Sodalizio dei Piceni in Roma. Al suo posto èla modesta tela di Gesùappare a Santa Rita del 1938. Nel 3o altare d. è collocata la Madonna
della neve che Gaetano Lapis, a soli 24 anni d'età, firma e data 1730. Vi è rappresentato il miracolo secondo il quale al tempo di papa Liberio (352-366) nevicò una
notte d'agosto a Roma sul colle Esquilino, nel punto in cui doveva sorgere la basilica di Santa Maria Maggiore che la Vergine addita a San Bonaventura e a San
Mattia. A lato dell'altare è la lastra tombale eseguita da mastro Antonio da Cagli nel 1372, per il corpo del Beato Giovannino che dal 1641 è posto all'altezza della
predella dell'altare.Ai lati dell'arco trionfale sono due tele (alle quali va aggiunta quella sul lato sin. dell'organo) di Francesco Battaglini da Imola eseguite nel 1529 e
raffiguranti la Madonna in trono col Bambino e Maddalena che offre il vaso d'unguenti, Santa Chiara e Santa Monica e infine San Ludovico e Sant'Antonio da
Padova. Al centro dell'abside, al di sopra del coro in noce, è oggi la pala baroccesca del XVII secolo delle Stimmate di San Francesco. Il 3o altare sin. reca un
Crocifisso ottocentesco e busti reliquiario. L'ornato lapideo del 2o altare sin., datato 1622, è opera dell'intagliatore cagliese Elpidio Finale. I bassorilievi
illustrano scene della vita del poverello d'Assisi e santi francescani. Nel 1o altare sin. la pala di Raffaellino del Colle, databile 1540, raffigura la Madonna col Bambino e
i Santi Rocco, Francesco, Geronzio, Stefano e Sebastiano. Considerata da Dal Poggetto come "una delle più pausate opere dell'artista [É] uno dei più alti
risultati del manierismo in tutto il Ducato" colpisce anche per la fulgente cromia. Al centro dell'ampia cantoria è l'organo, più antico delle Marche, attribuito
all'emiliano Baldassare Malamini che lo avrebbe realizzato negli ultimi decenni del Cinquecento. ^top |