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[ CHIESA DI SAN GIUSEPPE ]

 

La chiesa, in antico denominata Sant'Angelo Maggiore, dà il nome all'omonimo quartiere. Nel 1072 il tempio era già soggetto alla vicina abbazia di Fonte Avellana, e proprio dal cardinale commendatario del monastero avellanita, nel 1576, la confraternita di San Giuseppe l'otteneva in uso perpetuo, il che le permise di avviare, poco dopo, profondi lavori di ristrutturazione. L'interno ad aula unica è preceduto da un portale settecentesco innestato su di un'antica facciata medioevale. L'altare maggiore ospita l'Arcangelo Michele che Gaetano Lapis firma e data 1764. Ai lati della pala sono i due affreschi seicenteschi, probabilmente del Cialdieri, di San Giuseppe che mostra la Vergine col Bambino e San Giovannino a Sant'Elisabetta con uno scorcio del Palazzo Ducale di Urbino e (a d.) di San Giuseppe Falegname. Nelle tre nicchie rimarcate da cornici mistilinee, sono collocate in elaborati bracci e busti reliquiario lignei le sacre reliquie giunte da Roma nel 1611. La facciata interna venne rimaneggiata nel 1757. Gli altari laterali cinquecenteschi sono realizzazioni di lapicidi cagliesi. Quello d., dedicato a San Giuseppe, reca la data 1578 ed è principalmente opera di Angelo Finale. Nel 1581 Filippo Finale esegue, invece, l'altro altare. Nelle nicchie le due grandi statue in stucco rappresentano San Giuseppe e l'Addolorata.Il soffitto a botte ornato con stucchi manieristici, che nel 1635 dovevano essere dorati, è quasi dominato dal riquadro centrale ove è effigiata la Carità. Poste tra telamoni sono ad altorilievo la Fede e la Speranza. Per gli stucchi è logico pensare ad un plasticatore influenzato dal Brandani. Le pitture seicentesche dei riquadri furono invece eseguite da Girolamo Cialdieri e successivamente restaurate dal Patanazzi. La lettura del ciclo pittorico inizia dal riquadro ottagonale posto al centro della volta sopra l'altare maggiore, ove è raffigurato il Sogno di San Giuseppe con l'angelo che lo invita a sposare la Vergine. Segue, nel 1o grande riquadro sin., lo Sposalizio della Vergine, separato dalla Visitazione dalla nicchia con la statua di David, chiaro riferimento alla discendenza di Giuseppe. David è richiamato anche nel tondo ove la figura in monocromato lo rappresenta intento a suonare l'arpa. Successivamente sono l'Adorazione dei pastori separata dalla Circoncisione dalla statua di Abramo, e dal tondo con il Sacrificio di Abramo. Nell'ottagono al centro della volta è la Presentazione al tempio al quale fa seguito l'Adorazione dei Magi seguita dalla statua di Giacobbe e dalla scena monocroma della lotta con l'angelo. Entro una cornice ellittica, nuovamente al centro della volta, è un altro Sogno di San Giuseppe dove l'angelo gli suggerisce di fuggire. Così di nuovo nel riquadro grande d. compare il Riposo nella fuga in Egitto. Al di là del riquadro ospitante la Carità, entro la cornice ellittica, èil Ritorno della Sacra Famiglia dall'Egitto. Sulla d. nei grandi riquadri è poi Gesù tra i dottori del tempio cui segue la statua di Salomone con la scena del Giudizio di Salomone nel tondo monocromato. Il ciclo pittorico si conclude con il Transito di San Giuseppe.Lungo la parete sin. entro una nicchia, è l'affresco d'impostazione trecentesca della Madonna del latte, al quale va affiancato il Santo eremita identificabile con Sant'Antonio abate posto nelle sagrestie e ritenuto dal Cavalcaselle della prima metà del XIV secolo.L'organo costruito da Vincenzo Sormanni nel 1633 è stato fortemente rimaneggiato nel corso dell'Ottocento.

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