La proprietà del tempio, di cui si ha notizia da un testamento del 1301, spettava all'omonima Confraternita, che ancor oggi
vi ha sede, e la cui esistenza è documentata fin dal 1347-48. Il pio sodalizio tra i vari scopi caritativi, che prevedevano la distribuzione di pane e carne ai poveri e il fornire la dote alle zitelle
indigenti, comprendeva nel 1574 anche quello della gestione di un "Hospitale […] infantium expositorum" la cui memoria era testimoniata fino al 1877 anche dall'adiacente via denominata degli
Esposti: chiaro riferimento ai trovatelli. A seguito dell'Unità d'Italia i beni della venerabile Confraternita furono demaniati.Il robusto portale della chiesa, di notevole effetto, è composto da un arco a
tutto sesto munito di ghiera che poggia su grandi pilastri quadrangolari. Raffinato èil portone datato 1537, che reca una fine chiodatura in bronzo e una scritta intarsiata con riferimenti alla Confraternita
e all'ospizio. Immediatamente sopra campeggia il grande affresco della Madonna della Misericordia databile al XVI secolo. L'interno ad unica navata con volta lunettata e grandi conchiglie a rilievo ai
quattro angoli, èdominato dalla presenza dell'altare maggiore sormontato da un elegante baldacchino poggiante su colonne con decorazioni affrescate, innalzate su piedistalli di cui uno reca uno scudo con il
simbolo della torre. Nel suo insieme si tratta di una raffinata realizzazione quattrocentesca, che pone al centro dell'altare, entro una nicchia trapuntata di stelle, il gruppo in terracotta policroma della
Madonna della Misericordia. Nelle vele della volta del baldacchino sono I quattro Evangelisti erroneamente attribuiti ai Salimbeni. Nei due altari laterali le pale raffiguranti la Strage degli innocenti e la
Visitazione sono di Claudio Ridolfi che le avrebbe eseguite nel 1625. Ad un allievo del Ridolfi (Girolamo Cialdieri) è invece da ricondurre la predella dell'altare sin. raffigurante la Strage degli innocenti
databile al 1634. Le grandi porzioni di affresco, ritrovate nell'estradosso della volta, e ora appese alle pareti, testimoniano che la chiesa, in epoca medioevale, presentava un complesso ciclo pittorico
fino all'attacco delle capriate lignee, occultato dall'erezione posteriore della superficie voltata. Si tratta del Compianto sul Cristo morto, della Crocifissione e del Martirio di Sant'Apollonia.
Quest'ultimo attribuito al maestro Jacopo Bedi, allievo del Nelli, è databile al 1455. Infine è lo stendardo del 1539, incorniciato alla maniera di un quadro, raffigurante su di un lato San Biagio in trono e
angeli e dall'altro l'Incoronazione di Maria e confratelli della Misericordia opera giovanile di Benedetto Nucci. Nella prima sagrestia, ove una decorazione parietale con capitelli antropomorfi e paesaggi
attende di essere riportata in luce, vi sono vari frammenti d'affreschi tra i quali il San Domenico attribuito al Maestro di Monte Martello. ^top |