Con la ricostruzione della città nel 1289 fu necessario provvedere all'erezione dei palazzi della magistratura
cittadina e del podestà con relative carceri. Con il termine di palazzo Pubblico si indicano perciò il palazzo Grande o Maggiore e il palazzo del Podestà solo in seguito accorpati.
L'antico palazzo Grande, che con la sua facciata duecentesca prospetta su piazza Matteotti, si presentava in epoca medioevale in maniera molto diversa, a giudicare
dalla quota molto rialzata degli stipiti del portale (ora immediatamente sotto le mensole del balcone) e delle finestre centinate del primo e del secondo piano poi murate. La sede del libero Comune veniva, pochi anni dopo l'elevazione di Federico da Montefeltro alla dignità ducale,
donata al Signore d'Urbino. Un atto eminentemente politico che nel 1476 porta il duca a interessarsi della profonda ristrutturazione del palazzo medioevale chiamando, molto
probabilmente, Francesco di Giorgio Martini. A tale periodo è da ricondurre l'abbassamento dell'ingresso al livello del piano stradale e lo spostamento inevitabile dei piani.
Fu il duca Francesco Maria II, durante i lavori del 1612, a decretare l'abbattimento della loggia quattrocentesca della quale restano i peducci ammorsati nel paramento della facciata.
Il fronte principale è articolato dal grande balcone, e dalla statua in pietra d'Istria della Madonna col Bambino commissionata nel 1680 a Venezia. La parte superiore è
dominata dal grande campo dell'orologio, datato 1575, opera di Scipione e Giambattista Finale, e dalla torre campanaria in mattoni. Sul lato d. dell'ingresso sono le
antiche unità di misura di superficie (piede, braccio e canna). Al centro della volta a padiglione del vestibolo d'ingresso è in stucco lo stemma del Comune di Cagli. Dal vestibolo si
accede ai piani superiori ove èla Sala degli Stemmi decorata nel 1889, ma recante nei peducci della volta lunettata i simboli rovereschi. Nella lunetta della parete di fondo del vestibolo d'ingresso
è l'affresco cinquecentesco raffigurante la Madonna col Bambino, San Michele Arcangelo e San Geronzio attribuito al pittore cagliese Giovanni Dionigi che lo avrebbe eseguito
nel 1536. Al di sotto della lunetta si apre un passaggio adorno, verso l'esterno, di un raffinato portale lapideo quattrocentesco nel cui architrave sono intagliati a rilievo i
simboli federiciani. Il portale, con la sua cornice a ovoli e dardi, le sue proporzioni e l'elevata qualità dell'intaglio, rimanda a quelli presenti nel Palazzo Ducale d'Urbino.
Una via pubblica correva immediatamente dietro il palazzo Grande, e per non chiuderla si decise di superarla con una volta a botte e possenti pilastri sui quali poggiano gli archi
di volta a lacunari. Dal cortile, ove sono evidenti le tracce della volta che doveva sostenere un grande locale al primo piano, attraverso lo scalone incompiuto, costituito da due
rampe voltate contrapposte impreziosite da una robusta cornice lapidea, si giunge alle suggestive carceri del palazzo. Dallo stesso cortile si accede anche ai locali dell'antico
palazzo del Podestà, che ospitano il Museo Archeologico e della Flaminia in fase d'accrescimento dei materiali in mostra. La visita al museo, di cui il lapidario del vestibolo
d'ingresso costituisce una parte, permette anche una chiara lettura del palazzo podestarile del quale è ben visibile l'ingresso con arco ogivale ora trasformato a vetrina d'esposizione.
Infine la fontana di travertino al centro di piazza Matteotti, con bacino polilobato, venne eseguita nel 1736 da Giovanni Fabbri su disegno dell'arch. Anton Francesco Berardi.
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